
di Paola Redemagni
Romano di Lombardia è una bella cittadina nella pianura bergamasca, in passato contesa a lungo fra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. (Spoiler: la spuntò Venezia).
Possiede un centro storico con palazzi nobiliari, chiese e un castello e, lungo la strada che costeggia l’antico borgo meridionale, un raro e bellissimo esempio di cimitero antecedente l’Editto di S.Cloud: il cimitero della Gamba, vero gioiello architettonico.
Fu istituito nel 1715 quando, a causa dell’incremento demografico che stava interessando la cittadina, la vecchia chiesa parrocchiale venne demolita e sostituita da un nuovo edificio. Divenne così necessario individuare un nuovo luogo di sepoltura che potesse ospitare i defunti: quelli recenti e quelli fino a quel momento tumulati sotto il pavimento dell’edificio in smantellamento.

Il signor Gamba donò un terreno di sua proprietà e, per mantenere il ricordo degli edifici sacri in cui si era soliti seppellire, il nuovo cimitero fu edificato riproponendo l’architettura di una piccola chiesa a tre navate ma priva di tetto.
Il nuovo cimitero entra subito in funziona, anche se viene inaugurato ufficialmente molto più tardi: il 2 dicembre 1776.
Varcato il cancello sovrastato da due angeli che col tempo hanno perso le ali, si entra in un cortile che conserva ancora il pavimento in cotto originale, al centro del quale una lastra in pietra chiara decorata con una grande croce chiude la fossa comune che ospita gli antichi defunti.
Per oltre due secoli questa croce è stata protagonista di una consuetudine locale molto seguita, mantenuta fino a una cinquantina di anni fa: i bambini che tardavano a camminare venivano portati qui alle 10.30 del mattino, per tre domeniche successive e, sostenuti dai genitori, fatti passeggiare lungo la croce centrale mentre i genitori recitavano il “Credo”, al suono delle campane che annunciavano la messa cantata.

Il cimitero si conclude con una cappella absidata con copertura a capanna e timpano sorretto da sottili paraste: interamente affrescata, funge da presbiterio e ospita l’altare. Al di sopra dell’altare, una ricca architettura dipinta, con finte colonne in marmo verde e una cornice barocca, incornicia un grande dipinto: la SS.Trinità si affaccia nella parte superiore, mentre la Madonna e San Defendente – patrono del paese – fungono da raccordo visivo e da intercessori per le anime purganti, dipinte nella parte inferiore.
Purtroppo, resta ignoto il nome del pittore, che ha realizzato anche le 14 stazioni della Via Crucis che decorano le pareti dei due deambulatori laterali.
Ovunque, sono murate le lapidi tombali, con il loro corredo di storie e invocazioni.

Ai primi dell’Ottocento il cimitero viene ampliato con aggiunta di cappelle laterali, la più importante delle quali è quella fatta realizzare nel 1854 dalla vedova per il tenore Giovanni Battista Rubini: si trattava di un vero mausoleo, decorato con sculture scolpite dal milanese Luigi Gerli, costato all’epoca 16.000 lire austriache. Nel centenario della morte dell’artista il mausoleo venne però demolito e le sculture traslate al Cimitero Nuovo, eretto poco distante su progetto di Luigi Angelini.

(Romano di Lombardia. Arch. Luigi Angelini, Cimitero comunale. Foto dell’autrice)
Con la costruzione del nuovo cimitero comunale, quello della Gamba va incontro a un progressivo declino, benché resti viva la devozione popolare.
Nel 2001 viene realizzato un primo intervento di sistemazione, per contrastare la risalita dell’umidità dal terreno, che mette a rischio murature e affreschi. Un secondo intervento, realizzato nel 2020-’21 a cura del Rotary Club Romano di Lombardia, restituisce la struttura al suo antico splendore.