
di Paola Redemagni
La prima volta che ho trovato l’immagine di uno specchio sopra una tomba è stato al reparto ebraico del Cimitero Monumentale di Torino (leggi anche: Il Parco delle Mezzelune. Cimitero Monumentale di Torino 1): l’immagine era quella di un semplice specchio ovale, dotato di manico. Non c’erano iscrizioni a corredo e le immagini sottostanti – un altare, le spighe di grano e il grappolo di uva – richiamavano in maniera generica il mondo ebraico, senza fornire indizi sul significato.
Non è un’immagine funeraria che ricorre spesso e infatti sono passati anni prima di ritrovarla, questa volta al cimitero di Staglieno, a Genova, dove compare più volte (vedi: Cimitero di Staglieno – Genova).

In storia dell’arte lo specchio viene solitamente associato all’idea di vanità – vizio da condannare – oppure alla Vanitas, intesa come meditazione sopra la morte e la caducità delle cose. “Vanità delle vanità, tutto è vanità”: monito a non perdere tempo dietro a valori falsi come la bellezza, la ricchezza o la fama, dal momento che tutti verranno vanificati dalla morte.
Inizialmente, ho quindi attribuito allo specchio questo significato. Esiste, però, un’interpretazione diversa.
Lo specchio, infatti, è attributo della Virtù della Prudenza: una delle virtù morali che sostengono la vita dedicata al bene. La Prudenza viene rappresentata spesso come una donna intenta a guardarsi allo specchio, un atto che esorta a conoscere se stessi: condizione necessaria per agire nel modo migliore.
La prudenza aiuta a prendere le decisioni, distinguendo il bene dal male e orientando verso il bene e la verità. Inoltre, attraverso lo specchio la donna si guarda alle spalle, in un gesto che denota avvedutezza e circospezione e che permette di evitare le insidie del male.

Guardare dietro di sé indica però anche il guardare al passato, tenendo viva la memoria, da cui deriva l’esperienza, necessaria a guidare l’agire.
Questo concetto è raffigurato anche attraverso la rappresentazione del viso bifronte: come in questa lapide al cimitero del Verano a Roma (leggi anche: Roma, Cimitero del Verano), oltre a quello giovane e femminile, la Prudenza possiede un secondo volto, dietro la testa, questa volta anziano e barbuto, dal momento che la Prudenza nasce dalla considerazione delle cose passate e delle future, insieme.
Nella splendida Cappella Portinari presso la basilica di S.Eustorgio, a Milano, la bella fanciulla che rappresenta la Prudenza nell’arca di S.Pietro Martire (Cappella Portinari – Il banchiere e l’inquisitore) sfoggia ben tre visi, guardando in più direzioni contemporaneamente.

Spesso è presente anche un serpente che, in questo caso, non è simbolo del male bensì di avvedutezza: nel Vangelo secondo Matteo, infatti, Cristo esorta gli apostoli a diffondere il vangelo nel mondo “come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe” (Matteo 10, 16).
Il serpente rappresenta quindi l’esortazione ad agire con consapevolezza. E poiché il serpente è anche un antico simbolo del tempo, col suo andamento circolare da eterno ritorno (per approfondire: Serpenti e falene), ricorda che la prudenza è figlia del tempo cioè dell’esperienza.
Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?
In art history, symbols can be ambiguous: their meaning varies depending on the context in which they are placed. This is what happens to the symbol of the mirror.
It is not an image that recurs often on tombs. In the history of art, the mirror is usually associated with the idea of vanity – a vice to be condemned – or with ‘Vanitas’, understood as meditation on death and the transience of things: a warning not to waste time on false values such as beauty, wealth or fame, since they will all be nullified by death.
There is, however, a different interpretation. The mirror, in fact, is an attribute of the Virtue of Prudence, which is often depicted as a woman intent on looking in a mirror, an act that exhorts one to know oneself: a necessary condition for acting in the best way.
Prudence helps to make decisions, distinguishing good from evil and orienting towards goodness and truth. Moreover, through the mirror the woman looks over her shoulder, in a gesture denoting prudence and avoiding the pitfalls of evil.
Looking behind also means looking at the past, keeping memory alive, from which experience derives, necessary to guide action. This concept is also depicted through the representation of the two-faced face: in this case, in addition to the young and female face, Prudence possesses a second face, behind her head, this time old and bearded.
Often a serpent is also present, which, in this case, is not a symbol of evil: in the Gospel according to Matthew, in fact, Christ exhorts the apostles to spread the gospel in the world ‘like sheep in the midst of wolves; therefore be prudent as serpents and simple as doves’ (Matthew 10:16). The serpent thus represents the exhortation to act with awareness. And since the serpent is also an ancient symbol of time, with its circular movement of eternal return, it reminds us that prudence is the child of time, i.e. of experience.