
di Paola Redemagni
A partire dal I secolo a.C., a seguito delle vittoriose imprese romane in Egitto ad opera di Giulio Cesare e Ottaviano – e forse grazie anche al fascino di Cleopatra – si diffonde a Roma una vera e propria moda ispirata al paese del Nilo che influenza l’arte, la religione, l’architettura: vengono eretti obelischi e templi dedicati a Iside e a Serapide; suggestioni egizie influenzano gli stili di vita e, naturalmente, anche quelli funebri. Fanno così la loro comparsa in città anche le piramidi.
Ne conosciamo almeno quattro: due si trovavano in corrispondenza delle attuali chiese gemelle di piazza del Popolo; la terza, chiamata Meta Romuli, sorgeva nel rione di Borgo lungo l’odierna via della Conciliazione, in un’area che vedeva la presenza di numerose aree cimiteriali. Pur venendo identificata con la sepoltura del fondatore di Roma, Romolo, fu demolita nel 1499 per volere di papa Alessandro VI Borgia, nell’ambito dei lavori di ammodernamento in vista del Giubileo dell’anno seguente.

https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Meta_Romuli_in_Rome.jpg)
La quarta piramide, quella di Caio Cestio, è l’unica ad essere sopravvissuta. Fu eretta lungo la via Ostiense fra il 18 e il 12 a.C. per volere di Caio Cestio: una sepoltura imponente per celebrarne il prestigio sociale, immortalata nei secoli seguenti nelle loro opere da numerosi artisti, tra cui Raffaello.
La piramide presenta una base quadrata di 100 piedi romani (pari a 29,50 metri) ed è alta 125 piedi (36,40 metri). Costruita in opera cementizia rivestita da lastre in marmo bianco di Carrara, in origine era decorata ai quattro angoli da quattro colonne.

Le iscrizioni gemelle incise sulla facciata verso Piazzale Ostiense e su quella occidentale, verso il Cimitero Acattolico, identificano il proprietario: figura di spicco nella società dell’epoca, dal momento che era membro del collegio dei Septemviri Epulones: i magistrati che organizzavano i banchetti sacri in onore delle divinità.
C(AIUS) CESTIUS, L(UCI) F(ILIUS), POB(LILIA TRIBU) EPULO, PR(AETOR), TR(IBUNUS) PL(EBIS), / VIIVIR EPULONUM: (Caio Cestio, figlio di Lucio, detto Epulo della tribù Poblilia, pretore, tribuno della plebe e settemviro del collegio degli Epuloni).
Una seconda iscrizione posta sul lato orientale della piramide ci informa che il monumento fu costruito in 330 giorni, come stabilito dallo stesso Caio Cestio nel suo testamento:
OPUS APSOLUTUM EX TESTAMENTO DIEBUS CCCXXX, / ARBITRATU / [L(UCI)] PONTI, P(UBLI) F(ILI), CLA(UDIA TRIBU), MELAE HEREDIS, ET POTHI L(IBERTI): Opera completata, come da testamento, in 330 giorni, per disposizione di Lucio Ponzio, figlio di Publio, della tribù Claudia, erede di Mela, e di Potho, liberto.

Una terza iscrizione racconta che Caio Cestio avrebbe voluto decorare la camera funeraria con preziosi arazzi intessuti d’oro, introdotti nell’uso funerario da Attalo III, re di Pergamo. Non fu possibile perché una nuova legge – la lex Iulia sumptuaria – vietava l’ostentazione del lusso nelle cerimonie pubbliche, comprese quelle funebri. Gli eredi furono costretti così a vendere le stoffe e con il ricavato fecero realizzare due statue di bronzo dorato con cui ornare il lato orientale della piramide.
M(ARCUS) VALERIUS MESSALLA CORVINUS, / P(UBLIUS) RUTILIUS LUPUS, L(UCIUS) IUNIUS SILANUS, / L(UCIUS) PONTIUS MELA, D(ECIMUS) MARIUS / NIGER, HEREDES C(AI) CESTI, ET / L(UCIUS) CESTIUS, QUAE EX PARTE AD / EUM FRATRIS HEREDITAS, / M(ARCI) AGRIPPAE MUNERE, PER/VENIT, EX EA PECUNIA, QUAM / PRO SUIS PARTIBUS RECEPER(UNT) / EX VENDITIONE ATTALICOR(UM), / QUAE EIS PER EDICTUM / AEDILIS IN SEPULCRUM / C(AI) CESTI EX TESTAMENTO / EIUS INFERRE NON LICUIT.
Trovate la piramide cestia in piazza Ostiense: inserita all’interno delle mura aureliane, veglia sul Cimitero Acattolico tanto amato dalla comunità straniera di Roma.