Saccheggi e restauri nella Piramide Cestia (Roma)

di Paola Redemagni

Torniamo alla Piramide Cestia. Inglobata nelle mura erette dall’imperatore Marco Aurelio a difesa della città di Roma nel terzo secolo d.C., la piramide voluta da Caio Cestio come proprio sepolcro è l’unica sopravvissuta fra quelle erette nella capitale in antichità. (leggi an che: Una piramide a Roma – Caio Cestio)

La camera sepolcrale interna, murata al momento della sepoltura, si presenta come un rettangolo di 4 x 5,85 metri per un totale di circa 23 mq e oggi è raggiungibile attraverso il passaggio che venne aperto nella massicciata di calcestruzzo all’epoca dei restauri di Papa Alessandro VII. Presenta volta a botte e pareti affrescate con decorazioni in Terzo stile pompeiano: sullo sfondo bianco sottili liste nere e rosse delimitano quadri rettangolari bianchi decorati con vasi lustrali e figure femminili. I riquadri sono separati fra di loro da strette partiture rettangolari con alti candelabri dipinti.

(Le Mura Aureliane, Porta San Paolo (Porta Ostiensis), la Piramide Cestia, il cimitero acattolico e… nient’altro. Foto attribuita a Carlo Baldassarre Simelli, Archivio Fotografico Comunale, 1864-1866 circa. Public domain by Wikimedia Commons.)

La volta a botte presenta una decorazione a sottili linee su fondo bianco e, agli angoli, quattro Vittorie alate che stringono in mano nastri e corone. Un tempo, il centro della volta doveva presentare l’apoteosi del defunto portato in cielo da un’aquila, ma il dipinto venne distrutto dai tombaroli penetrati attraverso un cunicolo scavato nel lato settentrionale durante il Medioevo, con il duplice scopo di saccheggiare il dipinto e di cercare ulteriori ambienti celati nell’intradosso. Durante questi saccheggi furono asportate intere porzioni d’intonaco, danneggiate le figure femminili sulle pareti, rubati il corredo funebre di Caio Cestio e l’urna con le sue ceneri.

(Roma, Piramide di Caio Cestio. Interno con il dettaglio di una Vittoria alata. By Alessio Damato – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6802546)

Nel tempo la Piramide è stata gravemente danneggiata dai fulmini, che hanno causato il crollo di parti del rivestimento in marmo, e da ripetuti allagamenti, dovuti in parte alla risalita della falda acquifera che scorre immediatamente al di sotto e in parte dalle infiltrazioni; le superfici sono state deformate dalla vegetazione cresciuta spontanea e hanno subito i danni provocati dall’inquinamento atmosferico. La stessa camera sepolcrale è stata oggetto di ripetute manomissioni, atti vandalici, demolizioni, tamponature, ricostruzioni. Per questo si sono resi necessari i restauri curati dalla Soprintendenza Archeologica di Roma nel 2001 e nel 2012-2015, quest’ultimo finanziato dal mecenate giapponese Yuzo Yagi.

(Roma, Piramide di Caio Cestio. Interno. Evidenti i danni provocati dai tombaroli. By Alessio Damato – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=6802546)

Sono stati eliminati i fattori di degrado di tipo biologico, attraverso specifici trattamenti con prodotti biocidi, abbattute le micro-polveri e il particellato acido, consolidati i dipinti e le murature, rimosse le efflorescenze saline e le concrezioni calcaree, reintegrate le pitture. Sono stati protetti i chiodi in ferro trovati sulle pareti e destinati forse a reggere i preziosi arazzi in oro che avrebbero dovuto decorare le pareti. Infine si sono create le condizioni per il mantenimento dei valori ottimali di temperatura e umidità relativa all’interno della cella. Nel 2017 il restauro della Piramide ha vinto il Premio del patrimonio culturale dell’Unione europea / Europa Nostra Awards per il restauro.