
di Paola Redemagni
Nel 1939 un crollo casuale rivela sotto il pavimento della Basilica di San Pietro, a Roma, un’antica camera mortuaria romana posta sotto le Grotte vaticane, proprio accanto all’altare maggiore. Papa Pio XII ordina allora di compiere scavi archeologici, ben conoscendo la tradizione che posiziona la tomba di San Pietro sotto l’altare della Basilica. Una tradizione che, fino a quel momento, nessuno si era preoccupato di approfondire.
Vengono alla luce molte tombe pagane, statue e il Trofeo di Gaio: una piccola edicola funeraria che rimarca l’importanza di una delle sepolture.
Nell’antichità, i trofei erano monumenti costruiti a ricordo di una grande vittoria; i cristiani li edificavano per segnalare la tomba di un apostolo martire che aveva sconfitto la morte col suo martirio.

Secondo la tradizione, dopo l’esecuzione il corpo di Pietro era stato sepolto in una fossa dell’Ager Vaticanus, l’area posta lungo la sponda destra del Tevere, tra il Gianicolo, il Colle Vaticano e Monte Mario, che ospitava una vasta necropoli databile fra il primo e il secondo secolo dopo Cristo, non lontana dal circo in cui Nerone martirizzava i cristiani e dove anche Pietro era stato giustiziato il 29 giugno dell’anno 67.
Numerosi graffiti tracciati sulla parete posta accanto alla tomba dimostravano che questa era meta di pellegrinaggio fin dall’antichità. Alcune delle iscrizioni sembravano indicare la presenza del corpo dell’apostolo: “Pietro è qui”, oppure “Pietro è in pace”.
Già l’imperatore Costantino aveva racchiuso questo primo monumento in una teca marmorea e, a partire dal 320 d.C., insieme con Papa Silvestro aveva edificato una prima basilica dedicata a San Pietro, facendo coincidere l’altare maggiore con la tomba dell’apostolo.

Nei secoli seguenti, altri Papi avevano edificato altri altari monumentali sopra il sepolcro: Gregorio Magno tra il 590 e il 604 e Callisto II nel 1123; quello attuale fu voluto da Clemente VIII nel 1594 ed è sovrastato dall’enorme baldacchino del Bernini, commissionato da Papa Urbano VIII.
Il 23 dicembre 1950, nel suo radiomessaggio di Natale, Papa Pio XII annunciava il ritrovamento della tomba. Non era stato però rinvenuto il corpo.
Circa 10 anni dopo, l’archeologa Margherita Guarducci veniva a sapere che durante i primi anni delle esplorazioni alcuni operai impegnati negli scavi avevano trovato una cassettina in legno contenente ossa umane e che, all’insaputa degli archeologi, l’avevano asportata e spostata nei magazzini.
Un foglietto ne indicava la provenienza e le analisi scientifiche attribuivano i frammenti ossei a un uomo maturo, possibilmente coevo di Pietro: i resti, probabilmente spostati dalla fossa a terra alla cassetta al tempo della creazione del monumento di Costantino, furono attribuiti così alla tomba e dichiarati compatibili con il corpo di Pietro.
Oggi sono conservati in una cassetta in bronzo commissionata da Papa Paolo VI, che reca l’iscrizione: Ex ossibus quae in Arcibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri Apostoli esse putantur (Dalle ossa rinvenute nell’ipogeo della Basilica Vaticana che si ritiene essere di San Pietro).

Oggi la cassetta è custodita nella cosiddetta Nicchia dei Palii, posta sotto l’altare della Basilica, visibile attraverso un’apertura nel pavimento.
Secondo la religione cristiana, San Pietro viene investito direttamente da Gesù della missione di governare la comunità cristiana dopo la sua morte, quindi la Chiesa: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,18-19).
Come primo capo della comunità cristiana, Pietro viene quindi considerato il primo Papa.
