
di Paola Redemagni
Questo è l’angelo più famoso della scultura funeraria ottocentesca. Lo conoscete tutti. Di certo è entrato nell’immaginario collettivo, con centinaia di repliche in tutto il mondo: in Europa, Stati Uniti, sud America.
Ma questo non è l’originale. È una copia che Giulio Monteverde posiziona sulla propria tomba di famiglia al cimitero del Verano a Roma nel 1891. La trovate al Pincetto Nuovo.
Lo scultore la posiziona al centro di un tempietto poligonale aperto su tre lati, definito da due colonne doriche in travertino che sorreggono un frontone classico con timpano triangolare, architrave, metope non figurate e triglifi. Conclude la cappella la cupola impostata sopra il tamburo ottagonale.

L’Angelo romano si differenzia dall’originale genovese per la diversa foggia e le dimensioni più contenuta del sarcofago che si trova alle sue spalle e per la breve scalinata che lo eleva rispetto al terreno.
La scultura replica l’Angelo della Resurrezione che lo stesso Monteverde ha scolpito nel 1882 su commissione di Teresa Oneto: la bella figlia di un facoltoso genovese che da commerciante in beni coloniali aveva fatto un’enorme fortuna.
Francesco Oneto muore nel 1879 senza lasciare indicazioni in merito alla propria sepoltura. È la figlia Teresa ad acquistare una concessione nella Galleria di ponente adiacente al Pantheon, la parte più prestigiosa del cimitero monumentale di Staglieno (per saperne di più: Cimitero di Staglieno – Genova), e a chiedere a Monteverde di realizzare una tomba degna del padre.

Per lei l’artista realizza una scultura fortemente innovativa: un angelo di una bellezza soprannaturale, misterioso e inquietante, il cui sguardo interroga direttamente il visitatore sul mistero della vita e della morte. Semplice nella mancanza di orpelli inutili eppure sensuale, il cui corpo viene scoperto più che celato dalla veste aderente, con uno stratagemma che lo scultore utilizzerà anche undici anni più tardi, nella sensualissima Danza macabra che nello stesso cimitero decora la tomba Celle. (leggi anche: Il Dramma Eterno: Scultura e Morte nel Cimitero di Staglieno – Tomba Celle).
E’ una figura già presimbolista che spazza via l’esercito di eleganti e virtuose dolenti che affollano i porticati di Staglieno, tutte pizzi, fiori, merletti e realismo borghese.
Come ha appurato la storica dell’arte Caterina Olcese Spingardi, l’opera si ispira a un dipinto del pittore inglese Frederic Leighton realizzato negli stessi anni, intorno al 1880: Crenaia la ninfa del fiume Dargle.

L’angelo e la ninfa condividono la stessa frontalità della figura, la stessa posa, seppure più pudica nella ninfa, la sensualità della veste aderente.
Monteverde scolpisce il suo Angelo a Roma, dove si è trasferito nel 1865 grazie a una borsa di studio e dove si fa notare per le opere di stile verista che ritraggono un’infanzia giocosa: Bambini che giocano con un gatto (1867), Bimbo che scherza con un gallo (1875), che gli consentono di esibire un notevole virtuosismo tecnico. Raggiunge la fama agli inizi degli anni Settanta con le sue opere più famose: Colombo giovinetto (1870), il curioso Genio di Franklin, avvinghiato ad un parafulmine fissato su un realistico comignolo, e Eduardo Jenner che inocula il vaccino al figlioletto (1869-1873), un soggetto nuovo, considerato molto audace per il suo verismo.
È proprio a Roma che Monteverde entra in contatto con gli ambienti internazionali, soprattutto inglesi, e con l’arte dei Preraffaeliti, che gli consentono di elaborare immagini nuove che superano il realismo borghese, e di creare un’icona moderna e globale, che lo stesso scultore vuole con sé per l’eternità.
Dear friends speaking English, this is an home-made blog. I have no money to pay a professional translator, so I write English post by myself and – as you can see – I can’t write English language very well. So you can find a lot of mistakes in the articles: I beg your pardon. My English language level is: F(unny)! Will you pardon me?
This is the most famous Angel in funeral sculptur in the 19° Century: a global icon with hundreds of copies all around the word. But it isn’t the original statue: it’s a reply carved in 1891 by Giulio Monteverde the sculptor, standing in his own family sepulcher, in Verano cemetery in Rome.
The original Angel of Resurrection was relized by Monteverde himself in 1882 for the Francesco Oneto’s tomb in Staglieno cemetery, in Genoa. Mr. Oneto was a rich businessman so, when he died in 1879, his daughter asked Monteverde for a grave worthy of the father.
Monteverde carved a statue in a brand new style: an angel of supernatural beauty, sensual, mysterious and disturbing, whose gaze directly questions the visitor about the mystery of life and death.
It is a presymbolist figure that sweeps away the army of elegant and virtuous sorrowful women who crowd Staglieno’s arcades, with their laces and flowers.
As art historian Caterina Olcese Spingardi has ascertained, the work is inspired by a painting by English painter Frederic Leighton made in the same years, around 1880: “Crenaia the nymph of the river Dargle”. The Angel and the Nymph share the same frontality of the figure, the same pose, more demure in the Nymph, the sensuality of the tight-fitting dress.
Monteverde sculpted his Angel in Rome, where he moved in 1865 on a scholarship and where he came into contact with international circles, especially the English, and with the art of the Pre-Raphaelites, which enabled him to elaborate new images that transcended bourgeois realism, and to create a modern, global icon that the sculptor himself wants with him for eternity.