Cimitero Monumentale di Pavia 2 – Un nuovo stile per lo stato laico

di Paola Redemagni

Oggi il cimitero di San Giovannino si presenta molto diverso rispetto ai progetti classicheggianti dell’Ottocento. L’edificio d’ingresso è un complesso monumentale adibito a Famedio per i benemeriti della patria; i volumi esterni, molto articolati, sono decorati da una moltitudine di colonnine, bifore, rosoni, pinnacoli e cornici in terracotta che conferiscono un aspetto caratteristico, mentre all’interno un vasto atrio si sviluppa in altezza, coronato dal tiburio.

L’atrio e gli edifici adiacenti vengono realizzati tra il 1881 e il 1885 dall’impresa appaltatrice dell’ing. Augusto Maciachini, con gli ornati in pietra della ditta Cattò e le forniture in terracotta di Airaghi e Boni. Il pittore milanese Ambrogio Comolli realizza le decorazioni a fasce bicolori, i decori a stucco, i fregi a girali e i medaglioni. Filippo Biganzoli scolpisce la grande statua in marmo di Carrara Pietà per i defunti, che sovrasta l’ingresso: alta m. 2.65, costò lire 4.500.

Il nuovo aspetto è frutto di una riflessione intervenuta all’indomani dell’Unificazione. L’affermazione dello stato laico impone un ripensamento dello spazio funebre: ora il cimitero abbandona il potere ecclesiastico per passare sotto a quello civile, divenendo uno spazio aperto alla libertà di pensiero e all’uguaglianza sociale, uno spazio testimone di virtù civiche e di memoria per la cittadinanza.

(G.B. Vergani, Progetto di Cimitero per la Regia città di Pavia. Fronte principale meridionale. 1858).

Nel 1876 la Commissione civica pavese giudica anacronistico lo stile dorico adottato dall’architetto Giovan Battista Vergani (vedi: Cimitero Monumentale di Pavia 1- Primi progetti): troppo “classico”, creato per tempi e società diversi. Ora occorre un linguaggio formale più moderno, aderente alla funzione del luogo. Si sceglie quindi di recuperare la tradizione locale e uno stile ispirato al medioevo lombardo – dal Romanico al primo Quattrocento – con la sua tipica decorazione in terracotta.

Sebbene fossero già stati avviati nel 1874, con l’apertura del muro di separazione e lo spostamento e il ricollocamento lungo i viali dei monumenti presenti, i lavori per l’ampliamento del vecchio cimitero di San Giovannino vengono sospesi. Viene abbandonato il progetto presentato dall’architetto Vergani e aggiornato dopo la sua morte dal figlio Carlo: vengono abbandonati l’ingresso monumentale in forma di tempio classico, il frontone timpanato, il gruppo scultoreo sommitale, la cappella e i due Pantheon nel campo interno.

(Pavia, Cimitero Monumentale di San Giovannino. Interni. Foto dell’autrice)

Si mantengono le proporzioni e il campo interno unico, a pianta quadrata, ampliato fino a 70.000 mq e spartito in quattro sezioni da due viali ortogonali; si mantiene il muro di recinzione alto 5 metri, con i portici interni ritmati dalle campate, dagli archi e dai colonnati, con cappelle agli angoli e edicole sporgenti; si mantengono i locali per il custode e la sala autoptica accanto all’ingresso.

Invece, non sono più previsti i campi separati riservati alle sepolture escluse dal diritto canonico e nemmeno spazi destinati alla religione cattolica, a sottolineare il carattere laico del cimitero. Una cappella verrà consacrata solo nel 1912, riadattando un edificio posto a metà del lato orientale, in origine adibito a camera mortuaria e ossario.

Carlo Vergani viene affiancato dal collega Angelo Savoldi, che lo sostituirà alla morte e che si dedicherà al camposanto per i successivi 30 anni, dando al cimitero il suo aspetto definitivo.